Ascolta, Israele – XXXI del tempo ordinario, anno B

«Ascolta, Israele. Amerai il Signore Dio tuo. Amerai il prossimo tuo» (cf. Mc 12, 29-31).

 

C’è promessa di futuro nella Parola di oggi. Quel futuro in cui vorremmo addentrarci, ma che talvolta ci frena o impaurisce, è annunciato dal Signore come tempo di bene e di vita piena. Più volte, nei testi della Liturgia della Parola di questa domenica i verbi sono al futuro, un futuro che sarà benedizione del Signore e che si farà se sapremo ascoltare e amare.

 

Amerai. L’amore è promessa di un domani, è investimento sul domani e non solo sul presente. Chi ama non ha a cuore soltanto il momento presente, il “mordi e fuggi”, il “prendi, afferra per te” ma le conseguenze dei gesti compiuti, delle parole pronunciate, delle scelte fatte. L’amore è un dono che fa partire realtà nuove nelle persone che lo ricevono, un dono che genera vita, la crea attorno a sé: come un po’ d’acqua per un fiore, come un bicchiere d’acqua per un assetato, come una carezza su un volto carico di lacrime, come una stretta di mano con chi fa fatica. L’amore permette al futuro di diventare il presente di una persona, storia vera. Così sono i gesti di Dio. Egli ama e amando dona futuro alla creazione e all’umanità, dona futuro a me e a te, un futuro che oltrepassa anche la barriera più estrema, la morte. E così può essere il nostro stare con gli altri. Uno stare che ama e dal quale la vita prende vigore.

 

Il futuro ha bisogno di un presente per esistere: l’amore che genera vita, mette le sue radici su un presente fatto di ascolto. “Ascolta, Israele. Amerai”. L’amore autentico, che crea, pianta le sue radici sull’ascolto di Dio, di lui che ci manda i suoi appelli attraverso la coscienza, ma anche attraverso le persone che incontriamo, attraverso la vita che ci interpella. Qui, nel presente, abbiamo modo di comprendere l’amore che siamo chiamati ad esprimere, a spendere, a donare, oggi e domani. Non si improvvisa l’amore: ha un volto concreto, che è quello del fratello che ho di fronte con le sue necessità, spesso neppure mostrate; ha delle urgenze precise, che sono quelle di chi mi incontra e mi chiama alle mie responsabilità. È nel qui e ora che nasce il domani mio e degli altri, nel qui e ora del mio ascolto dei bisogni di chi incontro e della volontà del Signore, quelle necessità che sono chiamato a servire come faccio o vorrei fare con me stesso.

 

Domandiamo il dono dell’ascolto, il dono di comprendere la Parola che ci è rivolta, di capire ciò a cui siamo chiamati ora. Chiediamo la forza per realizzare ciò a cui il Signore ci chiama, così da dare futuro ai nostri gesti, alle nostre parole, alle nostre scelte. Viviamo l’amore con tutto noi stessi, il nostro cuore, la nostra intelligenza, le nostre forze, così da dare un domani alla vita di chi ci incontra, il domani che apre all’eternità, a Dio che è amore.

 

– don Silvano, Casa Sant’Andrea